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«Hai cantato? E adesso balla.»

 

In questo libro uno psicoterapeuta parte dalle persone che incontra ogni giorno nel suo studio — adulti con ansia, attacchi di panico, esaurimento, depressione — e segue a ritroso il filo del loro malessere. Scopre che quel filo non si ferma all'infanzia di ciascuno: prosegue oltre, dentro la cultura che ci ha formati. Molte delle sofferenze che chiamiamo private sono risposte intelligenti a condizioni sociali sbagliate.

La sentenza è vecchia di venticinque secoli e non l'abbiamo mai davvero discussa. L'abbiamo imparata da bambini, e continua a lavorare dentro di noi: quando ci sentiamo in colpa per un pomeriggio senza risultati, quando chiamiamo pigrizia la stanchezza, quando misuriamo una vita da quanto ha messo da parte.

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Un percorso in cinque movimenti:

 

  • Le prigioni psicologiche — come i bias cognitivi, l'etica del lavoro e la vergogna trasformano una gerarchia sociale in un tratto del carattere.
  • Il disagio sociale e psicologico — le segregazioni visibili e invisibili, i traumi che passano di generazione in generazione, la patologizzazione di chi non rientra negli schemi. E i due meccanismi che tengono tutto fermo: l'assuefazione (la finestra di Overton, con Orwell come guida) e il consenso (la servitù volontaria di La Boétie, e il Bartleby di Melville).
  • Le economie nascoste della classe — il mito del merito, il denaro come linguaggio psicologico, il lavoro che si vede e quello che non si vede.
  • Antropologia della gabbia — altre epoche e altre culture hanno organizzato la vita, il tempo e la festa in modi molto diversi dal nostro. Sapere che il nostro è una possibilità tra tante gli toglie l'aura di necessità.
  • Verso la liberazione — decostruire i bias, e riscoprire il flow, la psicologia positiva e la gratitudine per quello che sono davvero: non tecniche per sopportare meglio l'insopportabile, ma atti di resistenza.

Questo non è un libro contro le formiche. Non è l'elogio dell'ozio, non è una contro-favola, non promette che basti cambiare mentalità per uscire da gabbie che sono anche, e prima di tutto, materiali. Chiede una cosa sola: che la cicala non debba giustificarsi per esistere.

Completano il volume un epilogo sulla libertà come stato psicologico prima che come fatto, e un'appendice con domande di riflessione parte per parte, letture consigliate e strumenti di lavoro per lettori, clinici e formatori.

Per chi si sente in colpa quando si ferma; per chi ha smesso di sapere cosa desidera davvero; per psicologi, educatori, insegnanti e professionisti della cura; per chiunque sospetti che il proprio malessere non sia soltanto suo.

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La psicologia nei luoghi di vita.

Prossima uscita

2027

Dodici incontri al bar, una stagione di relazioni, parole e ascolto sulla mente adulta e la vita.