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Rischi psicosociali e problemi lavorativi

2025-10-26 22:53

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Rischi psicosociali e problemi lavorativi

Il rischio psicosociale lavorativo non è “semplicemente” una questione individuale: coinvolge la persona, l’organizzazione, le relazioni, la cultura aziendale.

 

 

 

Evitare che il rischio diventi problema

 

 

 

1. Definizione di rischio psicosociale lavorativo

Secondo la International Labour Organization (ILO), i rischi psicosociali sul lavoro sono «quegli aspetti del progetto, dell’organizzazione e della gestione del lavoro, e dei relativi contesti sociali, che hanno il potenziale di provocare danni». ILO C190 Guide+2International Labour Organization+2
In Italia il D.Lgs. 81/2008 (art. 28 comma 1) include la valutazione del rischio da “stress lavoro-correlato” come parte del Documento di Valutazione dei Rischi. normeitalia.it+2Presidenza del Consiglio dei Ministri+2
In parole semplici: si tratta di riconoscere che non solo i rischi fisici (cadute, macchinari) ma anche quelli legati all’organizzazione del lavoro, alle relazioni, al carico emotivo possono compromettere la salute mentale e fisica.

Metafora: Immagina un ponte sospeso tra due sponde: se la struttura (le funi, i pilastri) è poco curata — organizzazione instabile, comunicazione assente, responsabilità poco chiare — quel ponte può cominciare a dondolare e infine spezzarsi. Il lavoratore è quel ponte: se le condizioni sono “instabili”, il carico emotivo può far cedere.

Rimedio generale: Innanzitutto, la prevenzione organizzativa: valutazione sistematica dei fattori psicosociali (carico, ruolo, controllo, comunicazione) come previsto dall’ILO e dalla legge italiana. International Labour Organization+2Euroconference LAVORO+2
Nella vita privata: riconoscere che il “peso” del lavoro non si lascia idealmente alla porta dell’ufficio. Creare routine di decompressione (tempo libero, hobby, relazioni) è parte integrante della tutela del benessere.

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2. Stress lavoro-correlato

 

Descrizione: Lo stress lavoro-correlato è definito come “una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che l’individuo non si sente in grado di far fronte alle richieste o alle aspettative” (cfr. Accordo europeo 2004 e D.Lgs. 81/08). 
I fattori che lo generano (secondo l’ILO) includono carico eccessivo, mancanza di controllo, ruolo poco definito, mancanza di supporto, conflitti tra lavoro e vita privata. International Labour Organization+1

 

Metafora: È come se fossi una pentola sotto pressione: il coperchio è chiuso, il fuoco sotto è alto, il vapore non viene liberato. All’inizio tutto regge, ma poi cominciano a formarsi crepe, fischi, spruzzi. Se non abbassi la fiamma o apri lo sfiato, la pentola può esplodere.

Influenza sulla vita privata: Quando lo stress resta attivo anche fuori dall’orario di lavoro, porta difficoltà di concentrazione, irritabilità, sonno disturbato, minor piacere nelle relazioni familiari o amicali. Il “ritorno a casa” non diventa un recupero ma una prosecuzione della tensione. 
Possibili rimedi:

Riconoscere i segnali precoci (tensione corporea, pensieri ricorrenti sul lavoro, rimuginio, difficoltà nel dormire).

Organizzare pause reali durante la giornata lavorativa (micro-pause, camminate, respiro consapevole).

Chiedere al datore di lavoro o al RSPP di valutare i fattori organizzativi e proporre azioni correttive (riduzione carico, miglioramento comunicazione, maggiore autonomia).

Nella vita privata: stabilire orari chiari, spegnere i dispositivi, dedicare tempo a ciò che “ri-carica”.

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3. Burnout

 

Descrizione: La Sindrome da Burnout è una sindrome (riconosciuta ad esempio nella classificazione internazionale ICD-11) che si sviluppa a seguito di stress cronico sul lavoro non gestito con successo. ircres.cnr.it
Le tre dimensioni tipiche: esaurimento (fisico/mentale), cinismo o distacco verso il lavoro, ridotta efficacia professionale. ircres.cnr.it

Metafora: Immagina una candela: all’inizio la fiamma è viva, illumina, scalda. Con il tempo viene esposta a vento, poca cera, poca aria: comincia a tremolare, diventa flebile, poi si spegne. Il burn out è quella candela che ha bruciato tutta la cera residua.

Influenza sulla vita privata: Il burnout può generare distacco emotivo anche con la famiglia, apatia verso gli hobby, difficoltà a “ripartire” durante il weekend, calo del rendimento anche nel quotidiano (genitore, partner, amico). La dimensione lavorativa invade la vita privata con esaurimento totale.
Possibili rimedi:

Stop o riduzione immediata dell’attività lavorativa se i segnali sono gravi (consultare uno psicologo/psicoterapeuta).

Ristrutturazione della modalità di lavoro: pause più frequenti, delega, ridefinizione dei confini lavoro-vita privata.

Attività di “ricarica” (sport, natura, relazioni) con regolarità.

Intervento organizzativo: sensibilizzazione aziendale sul burnout, percorsi di recupero, coaching, mentoring.

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4. Molestie e Mobbing

 

Descrizione: Le molestie (ad es. molestie sessuali, discriminazioni) e il Mobbing (ossia lo stress sistematico, prolungato, provocato da comportamenti vessatori in ambiente di lavoro) rappresentano rischi psicosociali molto gravi: relazioni distorte, ripetute negatività, isolamento, aggressione psicologica.
In un ambiente dove queste dinamiche sono presenti, le condizioni di salute mentale e fisica dei lavoratori si deteriorano.

Metafora: È come trovarsi in un piccolo spazio che lentamente si restringe: all’inizio puoi muoverti, respirare; ma col tempo le pareti si avvicinano, l’aria diventa rarefatta, e respiri sempre più con fatica. Il mobbing “stringe” il soggetto fino ad impedirgli di agire come prima.

Influenza sulla vita privata: Chi vive mobbing o molestie porta a casa ansia, paura, calo dell’autostima, difficoltà relazionali: magari evita di parlare del lavoro, perde fiducia, teme il giudizio. Potrebbero comparire insonnia, irritabilità o evitare contatti sociali.
Possibili rimedi:

Riconoscere il fenomeno: documentare comportamenti, chiedere supporto (HR, sindacato, legale, psicologo).

Attivare la rete di protezione: amici, famiglia, collega di fiducia, professionista.

Negoziare (se possibile) un cambiamento del ruolo o dell’ambiente.

Per il soggetto: lavoro terapeutico per recuperare autostima, gestione dell’ansia, ristrutturazione narrativa.

Per l’organizzazione: formazione ai dirigenti, politiche aziendali contro le molestie, canali di segnalazione efficaci.

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5. Workaholism (dipendenza da lavoro)

Descrizione: Il Workaholism è una modalità relazionale col lavoro caratterizzata da un investimento eccessivo, incontrollato del tempo e delle energie sul lavoro, spesso motivato da necessità di approvazione, perfezionismo, identità “lavorativa” forte. Recenti articoli parlano di “addiction al lavoro”. The Guardian
Non sempre riconosciuta come patologia a sé stante, ma certamente fenomeno che influisce negativamente sulla salute e sulla vita complessiva.

Metafora: È come un’automobile che corre sempre al massimo dei giri, senza mai fermarsi: la riserva si consuma, i freni diventano inefficaci, la macchina sobbalza e rischia il guasto. Il workaholic non si concede mai “fermata”.

Influenza sulla vita privata: Il tempo per la famiglia, gli hobby, il riposo viene sacrificato. Il partner può sentirsi trascurato, i figli possono percepire assenza. Il riposo diventa “colpa” o “perdita di tempo”. Il rischio è una vita sbilanciata dove il “fare lavoro” diventa dominante.
Possibili rimedi:

Auto-monitoraggio: quanto tempo lavoro rispetto ad altri ambiti? Qual è la motivazione interna?

Ristrutturazione del ritmo: definire orari, pause, tempo libero non negoziabile.

Terapia: esplorare le radici (perfezionismo, bisogno di approvazione, paura di fallimento).

Supporto aziendale: promuovere cultura dei limiti, del recupero, del bilanciamento.

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6. Trauma vicario e Compassion Fatigue

Descrizione: Il Trauma vicario (o vicarious trauma) riguarda quelle professioni dove si è esposti al racconto, alla sofferenza altrui, o al trauma indiretto: soccorritori, operatori sanitari, psicologi, assistenti sociali. PubMed+1 La Compassion Fatigue – «fatica da compassione» – è uno stato di esaurimento emotivo e fisico che si può manifestare in chi lavora con persone in grave difficoltà. WebMD+1
Si distingue dal burnout perché la fonte è più specificamente l’esposizione alla sofferenza altrui, piuttosto che il solo carico di lavoro.

Metafora: Immagina di avere un sacchetto che raccoglie “bolle” di sofferenza: ogni volta che ascolti un racconto traumatico, una bolla si deposita. Se non lo scarichi (non elabori, non fai pulizia), il sacchetto si riempie fino allo scoppio. Il trauma vicario è il sacchetto pieno.

Influenza sulla vita privata: Può manifestarsi con difficoltà a “staccare”, pensieri ricorrenti, colpa per “non fare abbastanza”, distacco emotivo verso la famiglia (come se non ci fosse più energia residua). Il partner o i figli possono notare un cambiamento: meno ascolto, meno presenza, talvolta irritabilità o fuga nell’isolamento.
Possibili rimedi:

Supervisione professionale regolare (necessaria per chi lavora con traumi).

Gruppi di debriefing, supporto peer, formazione specifica sul trauma vicario.

Tecniche di auto-cura: separare tempi, attività rigeneranti, limiti emotivi.

Nella vita privata: dedicare tempo a sé, ai propri affetti, avere possibilità di svago e decompressione.

7. Come aiutarsi: metodiche non farmacologiche ed evidence-based

Dopo aver esplorato i principali rischi e disturbi psicosociali, è importante parlare di cosa si può fare per risollevarsi e prevenire.

a) Mindfulness

Descrizione: Pratica di attenzione consapevole al momento presente, osservando senza giudizio.
Effetti: Aiuta a ridurre il ruminare mentale, migliorare la regolazione emotiva, aumentare la resilienza.
Indicazioni: Dedica ogni giorno qualche minuto (es. 10–15 min) a sederti, osservare il respiro, prendere contatto con il proprio corpo, riconoscere i pensieri e lasciarli andare.
Beneficio: Permette di “fare una pausa” nel flusso continuo delle richieste, migliorando la qualità della vita lavorativa e personale.

b) Training autogeno

Descrizione: Metodo di rilassamento basato su parole-chiave, visualizzazioni, rilassamento progressivo del corpo, autosuggestione.
Effetti: Favorisce il rilassamento fisico e mentale, abbassa la tensione, aiuta a gestire stati d’animo di sovraccarico.
Indicazioni: Imparare in un corso o con un professionista, poi praticare quotidianamente (anche 5 minuti possono essere utili).
Beneficio: Utile strumento concreto per contrastare gli effetti dello stress e favorire recupero energetico.

c) Psicoterapia

Interventi psicoterapeutici che aiutano a modificare pensieri e comportamenti disfunzionali legati al lavoro (es. “devo sempre dimostrare tanto”, “se non sono perfetto fallisco”), promuovendo strategie alternative.
d) Formazione

Ad esempio, formazione ai manager sulla leadership empatica, miglioramento dei fattori organizzativi (controllo, carico, autonomia), sviluppo del supporto sociale all’interno dell’azienda. Questi interventi sono riconosciuti come efficaci nella riduzione del disagio psicosociale. 

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Conclusione

Il rischio psicosociale lavorativo non è “semplicemente” una questione individuale: coinvolge la persona, l’organizzazione, le relazioni, la cultura aziendale. Come psicologo-psicoterapeuta e narratore, mi piace pensare che ogni lavoratore sia protagonista della propria storia, non solo spettatore. E ricordare che il benessere al lavoro favorisce anche il benessere nella vita privata: quando si cura l’ambiente lavorativo, si cura anche la vita fuori dal lavoro.

Se senti che uno o più di questi fenomeni – stress, burn out, mobbing, workaholism, trauma vicario, compassion fatigue – stanno intaccando la tua quotidianità, sappi che non sei solo: il primo passo è riconoscere, poi chiedere supporto, progettare un cambiamento.

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