IL DOLORE CRONICO E IL RUOLO CRUCIALE DELL'APPROCCIO BIOPSICOSOCIALE INTEGRATO
1. Definizione e Aspetti Multidimensionali del Dolore
Il dolore è riconosciuto dall'International Association for the Study of Pain (IASP) come "un'esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata a, o simile a quella associata a, un danno tissutale reale o potenziale". Questa definizione, rivista nel 2020, sottolinea la sua intrinseca complessità.
Aspetti chiave della definizione IASP evidenziano che:
- Il dolore è sempre un'esperienza personale, influenzata da fattori biologici, psicologici e sociali.
- Il dolore è distinto dalla nocicezione (l'attività dei neuroni sensoriali); l'esperienza del dolore non può essere dedotta solo dall'attività neuronale.
- Gli individui acquisiscono il concetto di dolore attraverso le proprie esperienze di vita.
- La descrizione verbale è solo uno degli strumenti per esprimere il dolore; l'incapacità di comunicare non esclude la possibilità che un essere umano provi dolore.
Quando il dolore persiste per più di tre mesi, viene definito cronico. Questa condizione, prevalente e grave, ha un impatto negativo sul funzionamento fisico e mentale dei pazienti. Il dolore cronico è associato a un aumentato rischio di sviluppare disturbi psicologici, tra cui depressione (Bair et al., 2003) e ansia (Asmundson & Katz, 2009). In Italia, dati recenti evidenziano una diffusione di sintomi depressivi da moderati a gravi (13,1%) e di grave ansia cronica (7,9%) molto maggiore tra gli individui affetti da dolore cronico, rispetto ai non affetti (1,8% e 1,5% rispettivamente). L'intensità del dolore è correlata all'aumento del rischio di incorrere in disturbi depressivi o ansiosi.
2. Il Modello Biopsicosociale (BPS) per la Comprensione del Dolore
Per affrontare la natura multidimensionale del dolore cronico, il modello biopsicosociale è ampiamente adottato. Questo approccio unifica le dimensioni biologiche, psicologiche e sociali dell'individuo, considerando l'esperienza del dolore come un'entità coesa piuttosto che come una semplice somma di impulsi sensoriali.
Dimensioni del Modello:
- Dimensione Biologica e Medica: I trattamenti convenzionali mirano alla riduzione dell'intensità del dolore attraverso farmaci, esercizio terapeutico, chiropratica e chirurgia. Tuttavia, interventi convenzionali spesso non sono sufficienti.
- Dimensione Psicologica ed Emotiva: La sofferenza cronica comporta costi psicologici significativi. Il disagio psicologico può compromettere i risultati del trattamento e aumentare i costi dell'assistenza sanitaria. La valutazione sistematica del disagio emotivo è essenziale per l'identificazione precoce dei pazienti a rischio di ansia, depressione o scarsa qualità della vita.
- Dimensione Sociale e Contestuale: Il ruolo dei fattori sociali, in particolare il Supporto Sociale Percepito (PSS), è fondamentale. Il PSS è associato positivamente alla salute mentale del paziente con dolore cronico. È cruciale valutare la PSS non solo in relazione agli esiti somatici (come l'intensità del dolore), ma anche per il suo impatto benefico sulla salute mentale complessiva. Inoltre, le Risposte Coniugali (SpR) al dolore sono rilevanti; risposte sollecite, distraenti o negative da parte del partner sono state associate a un aumento dell'intensità del dolore, dell'interferenza e dei sintomi depressivi nel paziente.
- Integrazione Olistica (Biopsicosociale-Spirituale): Nelle cure palliative e nella gestione del dolore avanzato, il modello si estende spesso a un approccio olistico che include anche la sfera spirituale. Fornire assistenza completa significa gestire sintomi fisici, preoccupazioni psicosociali e assistenza spirituale.
Il riconoscimento della natura multidimensionale del dolore ha portato la comunità internazionale, inclusa l'Australian Pain Society e la Canadian Psychological Association, a raccomandare la presenza dello psicologo nell'équipe di terapia del dolore.
3. Approcci Evidence-Based nella Gestione del Dolore
La Legge italiana n. 38 del 15 marzo 2010 riconosce lo psicologo come figura dedicata alla terapia del dolore. Gli interventi psicologici mirano a ridurre il disagio, migliorare l'adattamento e la gestione della malattia in tutte le fasi.
Gli approcci con la maggiore base di evidenza, in particolare per la gestione del dolore cronico, includono:
A. Approcci Sanitari Complementari e Integrativi (CIH) e Terapie Cognitive e Comportamentali (CBT)
Gli approcci CIH offrono opzioni di trattamento non farmacologico e non chirurgico efficaci per la gestione del dolore cronico.
- Le Terapie Cognitivo-Comportamentali (CBT), considerate un tipo di approccio CIH, sono raccomandate e si prestano bene a interventi strutturati. La CBT può essere erogata individualmente (più personalizzata) o in gruppo (spesso con componenti psicoeducative su rilassamento, gestione dello stress e ristrutturazione cognitiva).
- In contesti come le cure palliative, i trattamenti psicologici basati sulla CBT, come la Terapia focalizzata sulle emozioni, sono stati utili per la regolazione degli affetti.
B. Interventi di Psicologia Positiva (PPIs)
I PPIs sono definiti come strategie che mirano a potenziare emozioni, pensieri e comportamenti positivi per aumentare il benessere mentale e diminuire il disagio psicologico.
- Una meta-analisi ha rilevato che i PPIs hanno effetti benefici sull'intensità del dolore e sul funzionamento emotivo post-intervento.
- I PPIs si dimostrano efficaci nel ridurre i sintomi depressivi, il catastrofismo del dolore e l'affetto negativo, aumentando al contempo l'affetto positivo.
- Sono efficaci nel promuovere il benessere soggettivo e nel ridurre l'ansia dopo il trattamento.
- Questi approcci sono fondamentali perché l'obiettivo primario per i pazienti con dolore cronico è spesso la promozione dell'adattamento psicologico, piuttosto che la completa risoluzione del dolore.
C. Terapie Comportamentali Contestuali (e.g., ACT)
L'Acceptance and Commitment Therapy (ACT) è una terapia di terza onda basata sulla mindfulness.
- L'ACT, che si fonda sulle abilità di apertura, consapevolezza e impegno, ha mostrato efficacia per vari problemi di salute, inclusi quelli delle popolazioni oncologiche in fase palliativa.
- Questo approccio promuove la flessibilità psicologica, che è centrale per l'adattamento in condizioni croniche.
- L'ACT è supportata da evidenze crescenti per il trattamento di disturbi psicologici ed è risultata utile anche in forma di auto-aiuto per la sintomatologia depressiva e ansiosa dei caregiver.

4. Conclusioni e Prospettive Future
Il dolore cronico è un'esperienza umana multidimensionale, e la sua gestione richiede necessariamente l'adozione del modello biopsicosociale, che riconosce l'interdipendenza dei fattori fisici, emotivi e sociali. La legislazione italiana, in particolare la Legge n. 38 del 15 marzo 2010, ha riconosciuto la figura dello psicologo come componente essenziale nell'équipe di terapia del dolore e delle Cure Palliative (CP). Interventi psicologici di consultazione, counseling e psicoterapia sono considerati fondamentali per alleviare la sofferenza (fisica, psicologica, sociale o spirituale).
La Sfida dell'Integrazione Professionale
Nonostante il quadro normativo stabilito dalla Legge 38/2010 e i successivi Accordi Stato-Regioni (2020 e 2021) che sanciscono la multidisciplinarietà al centro dei modelli di presa in carico, l'integrazione effettiva della figura psicologica nelle Reti di Terapia del Dolore (TD) e nelle Cure Palliative (CP) è ancora incompleta e supportata da risorse insufficienti. Una mappatura nazionale ha evidenziato che i pochi psicologi operanti in questi reparti spesso hanno incarichi con un monte ore limitato (la fascia più frequente è "meno di 10 ore" settimanali, pari allo 0,26 FTE).
Per affrontare questa lacuna, è cruciale:
- Potenziare l'Organizzazione: È necessario proseguire nell'impegno di analisi dei fabbisogni psico-sociali-educativi e nella definizione degli standard professionali per garantire l'implementazione del modello biopsicosociale in modo equo e congruo in tutte le Reti.
- Migliorare la Formazione: Un altro dato rilevante è la mancanza di una formazione specifica in TD per molti professionisti (il 76.4% dei rispondenti a una survey nazionale non possedeva una formazione specifica in TD). L'Accademia deve essere costantemente sensibilizzata, poiché solo un numero esiguo di Corsi di Laurea Magistrale in Italia include insegnamenti specifici in CP e TD.
- Dare Visibilità agli Interventi in TD: Deve essere intrapreso un percorso impegnativo per mettere in rete i colleghi impegnati nell'ambito del Dolore, dare visibilità al loro lavoro e favorire la partecipazione ai tavoli istituzionali.
L'efficacia degli approcci psicologici e l'imprescindibile necessità di una comprovata formazione specifica (accademica, post-accademica e sul campo) supportano la richiesta di un ruolo qualificato degli psicologi in CP, TD e CPP.
Bibliografia degli Articoli Utilizzati
Nota: La bibliografia include riferimenti che supportano tutte le sezioni dell'articolo, basandosi sui nomi degli autori, titoli o contenuti citati nelle fonti fornite.
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